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Una mostra di Mostri alla Casa Encendida

Tra le più interessanti e ben allestite esposizioni nella culturalmente dinamica Madrid, vi è assolutamente da suggerire Metamorfosis. Visiones fantásticas de Starewitch, Švankmajer y los hermanos Quay presso la Casa Encendida zona metro Embajadores.

Addentrandosi nelle sale, si è immediatamente catapultati in un mondo fantastico e favolistico; un mondo a metà strada tra l’onirico kafkiano fatto di oscurità e macabri mostri di un aldilà non ben definito e la quasi tenerezza favolistica dei pupazzi della tradizionale narrativa per bambini.

Le sale sono divise per artista e attraverso le loro opere “filmiche”, i disegni preparatori, i pupazzi e le marionette ci si tuffa completamente nell’opera di questi quattro cineartisti, legati dalla rappresentazione di un universo comune, dove convivono l’innocenza, la crudeltà, la lussuria, la magia, la tenerezza e la “follia”. Si ritrovano chiari riferimenti agli scritti di Franz Kafka, alle opere del “sonno della ragione” di Goya, di cui si vedono alcuni disegni, alle pitture vegetali di Arcimboldo e al surrealismo onirico di Buñuel, ispiratori diretti soprattutto per Švankmajer e i fratelli Quay.

A loro volta questi cineasti, operanti dagli anni ’60, sono stati presi a modello da alcuni registi ormai di fama internazionale quali Tim Burton e Terry Gilliam, ad esempio, quest’ultimi legati fortemente al linguaggio di Svankmayer. Possiamo dire, infatti, che fu lui a rivoluzionare il cinema surrealista e burattinesco, grazie all’uso della tecnica dello stop-motion, creando un effetto continuo tra incubo e divertimento. Tra le caratteristiche delle produzioni cinematografiche di Svankmayer, infatti, si sottolinea l’uso di suoni esasperati, sequenze accelerate, oggetti e pupazzi che da inanimati diventano robot e corpi in movimento grazie alla tecnica citata prima. I film di Svankmayer mescolano contesti infantili con desideri devianti e aggressivi. Non possiamo non ricordare uno dei suoi risultati migliori con Alice (nel paese delle Meraviglie).

L’animazione in stop-motion di Svankmayer fu l’incipit della produzione dei fratelli statunitensi Stephen e Timothy Quay. Dalle esoteriche influenze di Starewitch e degli scrittori Kafka, Bruno Schulz e molti altri, crearono bambolotti senza anima, senza identità, volti a compiere azioni degradanti. Un loro omaggio a Svankmayer fu il cortometraggio chiamato Il laboratorio di Svankmayer, presente nella mostra.

Ma di stop-motion già si era cominciato a farne uso con Wladislaw Starewitch: nel film Lucanus Cervus del 1910, volendo ricreare una lotta tra coleotteri, sostituì le loro gambe con un filo fissato con ceralacca, creando i primi burattini d’insetti articolati. Realizzò quindi il primo film d’animazione con marionette, anche se, purtroppo, questo cortometraggio è andato perduto.

Questa esposizione è un manifesto non solo al cinema di animazione di un tempo, grazie al quale è possibile fare un corrispettivo con le produzioni di oggi, ma nello stesso tempo un inno al racconto, alla favola, che non è solo il “vissero felici e contenti”, bensì un’indagine psicologica e introspettiva sulle nostre ossessioni e sui nostri desideri.

Consigliatissima.

 

La mostra è visitabile fino all’11 gennaio 2015 presso la Casa Encendida.

Ingresso gratuito

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Irene Mesolella

Irene Mesolella

Irene Mesolella è un'amante dei viaggi, dell'arte e non meno della scrittura, che ritiene il mezzo migliore per tradurre le emozioni e le sensazioni prodotte dalle esperienze che vive.
Ha una laurea in Arte Contemporanea e il suo ambito di interesse va dai musei al cinema, al teatro, alla musica. Da quest'ultima passione, ha creato un duo acustico, con cui si esibisce all'occorrenza in locali, feste e matrimoni. Crede molto nell'interculturalità e nel dialogo tra i popoli. Per questo motivo ha partecipato in progetti di scambio internazionale giovanile e di Volontariato Europeo.

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