IMHO

“TERMINATOR” GENISYS

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Terminator = Infanzia

Questa, in sintesi, è l’equazione che più rappresenta il mio personale affetto verso la saga inaugurata nel 1984 da James Cameroon: avevo soltanto 6 anni quando vidi “Terminator” e l’immediato giorno successivo mi guardai il sequel, ovvero “Terminator 2. Il giorno del giudizio”.

Da allora, ho perso il conto delle volte che ho inserito le VHS di questi capolavori immortali nel videoregistratore: se sono la persona di oggi, e soprattutto se ho scelto di intraprendere un cammino accademico incentrato sul cinema, lo devo in larga parte ai due film di Cameroon che, presi insieme, mi hanno fatto innamorare del Grande Schermo a 360 gradi.

Il ritorno al cinema di questa saga per me rappresentava non solo un appuntamento imperdibile, ma soprattutto un’occasione per tentare di riassaporare, magari anche solo per qualche minuto, tutte quelle indescrivibili sensazioni che mi univano quasi telepaticamente con l’universo reso celebre dall’inossidabile Arnold Schwarzenegger.

Con questo atteggiamento sono andato a vedere “Terminator Genisys”: quando sono uscito dalla sala ho avuto la stessa sensazione di un reduce di guerra, non volevo credere a ciò che avevo visto e pregavo che fosse stato tutto un incubo, pur sapendo dentro di me invece che Genisys, purtroppo, esiste veramente. Ennesimo caso di un capitolo di una saga mal riuscito? No, purtroppo la verità è addirittura peggiore. Ci sono a mio giudizio 4 motivi, in ordine di gravità crescente, per cui sarebbe lecito tornare indietro nel tempo e convincere il regista Alan Taylor (famoso per aver diretto alcuni episodi di Game of Thrones) a non addentrarsi in una saga così delicata.

 

1 – Trama: quando si mettono in scena i viaggi temporali bisogna stare molto attenti, perché il rischio di avere come risultato un film caotico e confusionario è molto alto, specialmente laddove non c’è una soggetto (inteso come base di una futura sceneggiatura) solido che aiuti lo spettatore ad avere dei punti di riferimento nonostante la complessa articolazione della narrazione. Se volete un esempio di ciò che ho appena detto, guardatevi appunto Terminator Genisys.

 

2 – Scene insensate: essendo una persona che odia gli spoiler, non posso addentrarmi troppo nella descrizione di questo punto, ma posso soltanto dire che nella parte finale ci sono un paio di scene talmente insulse che mi hanno quasi convinto ad abbandonare la sala prima dei titoli di coda. Scene che non c’entrano davvero nulla con l’universo di Terminator e soprattutto molto deboli anche da un punto di vista strettamente cinematografico. Fare un film di Fantascienza non significa che si è giustificati a inserire ogni singola pazzia che ci venga in mente solo perché siamo all’interno di un genere che in teoria concede tutto: ci vuole sempre un orizzonte di veridicità latente anche nel più fantasioso dei racconti, altrimenti il rischio di perdere la bussola è alto. Che effetto vi farebbe se durante la saga di Star Wars vedreste Darth Vader a cui spuntano dagli occhi un paio di spade laser? Potrebbe sembrare un esempio stupido ed esagerato, ma guardate Genisys e poi ne riparleremo.

 

3 – Cast: Arnold continua a ripetere per tutto il film di essere vecchio, ma non obsoleto. Purtroppo la realtà dei fatti è ben diversa e l’attore australiano in più di un’occasione dimostra che il tempo, ahimè, passa anche per un’icona come lui. La sua nuova interpretazione nei panni del Cyborg più famoso al mondo, nonostante resti di buon livello, è sicuramente ben lontana dall’eccellenza che aveva toccato sotto la guida di Cameroon. Emilia Clarke, famosa per la sua onnipresenza in “Game of Thrones”, ci mette enorme impegno per calarsi nei panni di Sarah Connor, ma si vede che il ruolo della dura di turno non fa per lei. Hollywood avrebbe potuto offrire una gamma di attrici teoricamente più adatte e abituate per ruoli simili. Il resto del cast, purtroppo, resta ben lontano dalla sufficienza.

 

4 – Rispetto: ecco, il problema più grande dell’intero film. Genisys, specialmente nelle fasi iniziali, vorrebbe omaggiare la saga e tutti i suoi fan con delle citazioni continue ai primi capitoli, ma purtroppo finisce con lo svilire gli stessi personaggi a cui invece vorrebbe conferire onore. L’esempio più lampante è proprio il Cyborg interpretato da Schwarzy, che in questo film diventa quasi un fenomeno da baraccone, una specie di pagliaccio incompreso: in tutta la pellicola si contano sulla punta delle dita le volte in cui il Terminator pronuncia delle frasi normali, per il resto dalla sua bocca robotica escono delle battutine tristi, arrivando così a demolire l’alone serioso che ha sempre contraddistinto questo personaggio. Il Terminator nel primo film è stato uno degli antagonisti più celebri e spaventosi di sempre, nel secondo film è riuscito miracolosamente ad accaparrarsi le simpatie degli spettatori pur rimanendo un Cyborg freddo e glaciale, mentre dal terzo film i toni leggeri hanno invaso la sua essenza, fino a farlo diventare in Genisys un personaggio comico a tutti gli effetti. Questa, per come la vedo io, è solo una mancanza di rispetto bella e buona verso uno dei personaggi più celebri dell’intera storia del cinema di Fantascienza, oltre che una mancanza di rispetto verso tutti quegli spettatori come me che, nel corso degli anni, hanno amato tutta la benevola freddezza del Terminator. Giusto per farvi capire cosa intendo, e per dimostrarvi che questa trasformazione è totalmente sbagliata, dovete pensare che James Cameroon non a caso eliminò una scena da Terminator 2 in cui Schwarzy tentava di sorridere, proprio perché capì che avrebbe svilito troppo la serietà latente e fondamentale del personaggio. Genisys sembra essersi dimenticato di tutto questo e a riprova di ciò che ho appena scritto, provate a paragonare queste due foto.

Ecco il Terminator nel 1984…

terminator genesys film recensione

Ecco il Terminator nel 2015…

terminator film 2015 genesys

Dulcis in fundo. Terminator Genisys non è soltanto un mal riuscito tentativo di riportare in vita una saga che avrebbe meritato di essere lasciata in pace, bensì un’esperienza totalmente caotica per chi non ha familiarità con la saga e semplicemente inaccettabile per quei FAN con le maiuscole non casuali.

 

IMHO, il miglior ricordo di Terminator resterà per sempre questo.

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Matteo Genovesi

Matteo Genovesi

Nato nel 1989 e cresciuto con pane, cinema e videogiochi… il sottoscritto è sempre rimasto saldamente ancorato ai valori fanciulleschi nonostante la veneranda età di 25 anni lo stia chiamando a crescere sul serio. Ma il sottoscritto se ne frega della crescita e preferisce continuare a covare le sue passioni che aveva fin da bambino (specialmente la scrittura), conscio che un giorno o l’altro potrà dire a tutti i detrattori “visto che avevo ragione io?” :)

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