ArteLa macchina dei pensieri

Paranoia Agent, l’anime specchio della psicosi collettiva

Premetto che non amo particolarmente gli anime; non li ho mai trovati coinvolgenti né mi sono mai immedesimata nelle varie storie raccontate. Ma questo è diverso.

Paranoia Agent del compianto Satoshi Kon è un’opera meravigliosa, qualcosa di unico, che merita una visione attenta. Chi conosce l’autore, saprà bene le capacità straordinarie di indagare gli stati d’animo problematici sociali, penetrando nello spettatore con storie accattivanti e intrecci sublimi fra i vari personaggi. Kon è stato l’investigatore della psiche, dei sogni e in tutti i suoi lavori si nota questa matrice costante. Per arrivare a questo, il regista usa tecniche sperimentali narrative, visive e simboliche per giungere a una soluzione sempre e comunque labile fra razionalità, imprevedibilità e inconscio.

E’ un’opera difficile da recensire, da descrivere, perché colma di piani di lettura diversi: Shonen Bat è un ragazzino che sui pattini aggredisce persone in difficoltà (problemi di famiglia, di lavoro, ecc), diventando una leggenda metropolitana, una risposta alla psicosi collettiva… Quello che salta all’occhio è sicuramente la critica alla società iper-produttività giapponese, i vari protagonisti sono, infatti, alienati, vivono con paranoie e ossessioni, legati da un’infelicità comune, avviandoli a una conclusione catastrofica.

Ho trovato, solo a distanza di tempo, meraviglioso il rapporto con il videogame e i giochi di ruolo fantasy (e non aggiungo altro, per non spoilerare. Capirete…) e ho trovato geniale soprattutto la seconda parte dell’anime, dove il vero Satoshi Kon esprime tutto se stesso: i vari episodi raccontano storie apparentemente disgiunte fra loro, che, in realtà, descrivono il vero tema principale, cioè un affresco sulla collettività giapponese (e perché non estenderlo a occidentale?). L’epilogo finale è la sublimazione ideale di tutto l’anime, la conclusione degna di una così potente, raffinata e calzante descrizione degli elementi sociologici e psicologici di una nazione.

 

La sigla.

La sigla iniziale di Paranoia Agent è già di per sé qualcosa di strepitoso. Su ritmi trascinanti (Dream Island Obsessional Park di Susumu Hirasawa), i personaggi, poi protagonisti della serie, ridono allegri circondati dal mondo frenetico e caotico in cui vivono. Un incipit agrodolce che specchio di ciò che lo spettatore andrà a vedere.

Un capolavoro dal punto di vista grafico e narrativo (così come i lungometraggi di Satoshi Kon). Non da sottovalutare (perché anime), ma, al contrario, assolutamente da vedere.

 

Post precedente

Tra imprecazioni e scherzi esagerati

Post successivo

La cosmesi nel Quattrocento. Consigli di Caterina Sforza

Giulia Farsetti

Giulia Farsetti

Nata nel 1989, sono laureata in Cinema Musica e Teatro e attualmente mi divido fra le mie varie passioni: l’arte, il cinema, l’attualità e la scrittura. Ecco quindi la nascita di questo blog, che altro non è che un sublime connubio dei miei interessi.
Avrei gradito la presenza di un centinaio di cloni per diventare surfista, astronauta, venditrice di zucchero filato, lettrice professionista… La verità è che loro esistono, ma non siamo venuti ancora in contatto. Sto attendendo.

Nessun Commento

Facci sapere cosa ne pensi, dai voce alle tue opinioni ;)