Il Musicista IncazzatoMusica

Musicochè?

Oggi entriamo in un mondo musicale meno incazzato, più complesso e profondo: proviamo a parlare di Musicoterapia o, quantomeno, qualcosa che la riguarda.

Dopo aver analizzato l’importanza della musica in momenti di crisi personali (http://www.theideasmachine.it/musica-in-tempo-di-crisi/), è giunto il momento di scoprire la musica da un occhio più “clinico”.

 

Le immagini che mi vengono subito in mente col termine m-u-s-i-c-o-t-e-r-a-p-i-a sono fondamentalmente due:

  • La prima sono i clown da ospedale, che alleviano le sofferenze dei bambini nel reparto di pediatria. In loro ho sempre visto un forte “impatto” sonoro, oltre che visivo: ad esempio, gonfiano i palloncini e si prendono a martellate, ma si avvalgono anche dei suoni, come trombette o ukulele, per divertire i più piccoli.
  • Mentre l’altra è la tipica immagine del vecchietto dei primi anni ’20 col carretto-carillon sul margine della strada che, girando la manovella dello strumento, allevia lo stress e migliora la giornata dei passanti, con tanto di scimmietta del film “Una notte da leoni 2” che ti viene a raccogliere i soldi e a vendere la bamba. Ok anche basta.

 

In realtà, la musicoterapia è un approccio non verbale di comunicazione, che sfrutta la musica e il suono per intervenire a livello educativo, riabilitativo e terapeutico. Detto ciò, credo si potrebbe riempire un intero semestre universitario con l’argomento.

La musica, intesa ancor più nel dettaglio come onda sonora, ha e può avere effetti sul nostro cervello che, per certi versi, ancora non riusciamo ad apprendere appieno. Può guarire come danneggiare.

Nel primo caso ci sono determinate terapie uditive che possono giovare a persone affette da autismo, ritardo mentale, schizofrenia, depressione, disturbi del sonno e molto altro.

Nei casi dannosi, invece, i suoni possono anche ledere (più di quanto non lo è già) il vostro cervello: ad esempio, caso più comune, il volume troppo elevato della musica nei locali, che a lungo andare può compromettere seriamente la salute, fino ad arrivare ai più recenti casi della “musica-droga”. C’è chi dice, infatti, che determinati suoni e rumori, trasmessi a una determinata frequenza, ti mandino il cervello in pappa e si percepiscano effetti simili all’assunzione di droghe.

Pare comunque sia ancora una leggenda metropolitana, anche se, a mio avviso, le canzoni di Gigi D’Alessio rientrano già in questa categoria.

 

Bona belli!

Post precedente

Coloro che ridono a crepapelle

Post successivo

Piove? Risvolto ai pantaloni, aiutaci tu!

Simone Fantozzi

Simone Fantozzi

Nasco a Empoli nel lontano ’89. In adolescenza mi avvicino alla musica e, un bel giorno, mi convinco ad acquistare un basso che, nonostante sia mancino, comprai destrorso perché all’epoca non sapevo esistessero di entrambi i tipi.
Mi piace conoscere, ascoltare, sono un tipo curioso e fin troppo fantasioso; restando però con i piedi per terra.
Ho suonato in diverse band di vari generi, e ciò mi ha dato le basi per una buona cultura musicale tutt’ora in crescita (giusto pe’ esse modesti). Attualmente suono nei 32 Degrees, bazzicando nei locali della provincia di Firenze e dintorni. Partecipo al progetto per confrontarmi, criticare, essere criticato, e raccontare cose più o meno sensate dal mio informale punto di vista.

1 Commento

  1. 20 gennaio 2015 at 9:24 — Rispondi

    […] door: Linda //   Bron foto   Hebben jullie ook zo vaak een liedje in je hoofd? Ik vraag regelmatig aan mijn vriend […]

Facci sapere cosa ne pensi, dai voce alle tue opinioni ;)