Videogame

Mai più Games Week

Ore 8 del mattino. Mi piazzo davanti alla cineteca di Bologna, il magico luogo che mi vede orgogliosamente tirocinante da circa un mese. Devo soltanto aspettare il mio tutor aziendale per montare in macchina con altri tre compagni di corso e andare dritti e spediti verso Milano… direzione Games week!!

Da ormai 4 anni a questa parte infatti, nel capoluogo lombardo, si assiste a questa tradizionale fiera a tema videoludico che ha ormai attratto le attenzioni dei maggiori esponenti del settore, oltre che quelle del pubblico, sempre impaziente di gettarsi a capofitto nelle novità tecnologiche.

Appena arrivati, notiamo una fila infinita… bambini, ragazzini, tutti ben al di sotto dei vent’anni… ci guardiamo perplessi, in macchina, tutti e cinque, dove il più giovane ero io con il mio quarto di secolo mal portato sulle spalle… “chi se ne frega, io lavoro in cineteca e ho un pass gratuito per saltare davanti a tutti” penso dentro di me orgoglioso. Così, dopo aver parcheggiato la macchina, vado dritto vero il Gate riservato a coloro dotati di biglietto gratuito, ed entro al volo! Quello che si è parato di fronte agli occhi miei e dei miei compagni è stato un misto tra l’angosciante e il sorprendente: accanto a una serie di stand ben fatti e ricostruiti dei prodotti videoludici più in voga del momento, infatti, c’era anche un oceano di testoline che si muovevano a ritmo vertiginoso, spingendo e sgomitando pur di farsi spazio per camminare.

Iniziamo a muoverci, o quanto meno sperando di farlo, rimanendo subito bloccati di fronte allo Stand Unieuro che ha avuto la geniale idea di proporre le Console di nuova generazione a sconto fino al 60%: un’idea bella e succosa, se non fosse che queste piattaforme fossero a numero limitato, causando così una guerra tra ragazzini che, in stile fantozziano, andavano incontro alla morte pur di accaparrarsi una Console. Io stesso sono testimone di un bambino che mi è letteralmente montato addosso, sulle spalle, pur di scavalcare la fila. No, non l’ho ucciso… almeno io…

Stoici, e a quel punto anche un pochino incazzati, proseguiamo a passo di lumaca verso gli stand dei videogiochi più interessanti, per notare che la direzione ha avuto l’idea lampante di piazzare giusto un paio di postazioni per ogni titolo in esposizione: non malaccio, considerato che in quello stanzone c’erano svariate migliaia di persone… ci mettiamo in fila per cercare di provare “The order 1886”, esclusiva di punta marchiata Sony. Dopo mezz’ora di attesa, e neanche mezzo metro di passi in avanti, lo stomaco inizia a brontolare e decidiamo di prenderci un hot dog: il momento del pranzo è stato quello più triste. Mi sono guardato negli occhi con i miei compagni, e abbiamo iniziato a parlare di come, giunti a una certa età, purtroppo non ci sia più tutta quella smania di provare i nuovi giochi essendo disposti a tutto pur di farlo: attorno a noi c’erano, infatti, tantissimi ragazzini sorridenti, nessuno di loro sembrava fregarsene minimamente che per provare un singolo gioco avresti dovuto aspettare minimo un paio d’ore. Noi, con i nostri vent’anni ultrasuonati, non potevamo fare altro che assistere inermi a una Fiera che non riusciva proprio in nessun modo a entrarci nelle vene nonostante la nostra passione per i mondi virtuali, complice una cattiva organizzazione che, a mio giudizio in particolare, non faceva altro che ammazzare l’essenza videoludica: i mondi virtuali richiedono una costante attenzione e dedizione più o meno conscia da parte di chi si mette e a giocare, ed è necessario che sussistano tutte quelle condizioni ambientali a fin che un giocatore possa diventare tutt’uno col mondo fittizio in cui è immerso. Logicamente, avere alle spalle bambini che bestemmiano e gente che litiga non è proprio il massimo per giocare, con l’aggravante ulteriore che ogni postazione aveva un livello audio quasi inudibile a causa di tutta la confusione intorno. E poi… premesso che i bambini potevano anche evitare di perdersi così spesso costringendo la speaker a chiamarli di continuo all’ufficio perso e ritrovato, però, cavoli, abbassate quel dannato volume dell’altoparlante i prossimi anni!!!

Dopo qualche ora, complice orecchie alla Topolino per merito della speaker e dolori che percorrevano tutti i nostri anziani corpi a causa di spintoni/gomitate vari manco fossimo lottatori di kickbox, decidiamo di gettare la spugna, e uscire per le via di una Milano assolata, ma ormai poco avvezza a una nostra eventuale intenzione di visitarla. La stanchezza, la rabbia, e la delusione erano davvero troppe. Rimane solo la bella esperienza del viaggio in macchina, fatto di discussioni serie e profonde su un mondo che fortunatamente sta finalmente avendo la sua riconoscibilità accademica. Per il resto… mai più Games week!!

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Matteo Genovesi

Matteo Genovesi

Nato nel 1989 e cresciuto con pane, cinema e videogiochi… il sottoscritto è sempre rimasto saldamente ancorato ai valori fanciulleschi nonostante la veneranda età di 25 anni lo stia chiamando a crescere sul serio. Ma il sottoscritto se ne frega della crescita e preferisce continuare a covare le sue passioni che aveva fin da bambino (specialmente la scrittura), conscio che un giorno o l’altro potrà dire a tutti i detrattori “visto che avevo ragione io?” :)

2 Commenti

  1. Matteo mariotti
    6 novembre 2014 at 21:20 — Rispondi

    Matte…bel pezzo!!! io sono di parte, ma sono fedele al LUCCA COMICS e GAMES..

    • Matteo Genovesi
      11 novembre 2014 at 3:12 — Rispondi

      Grazie matte! 🙂 e sono d’accordissimo con te, lucca non si batte!!

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