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Matrix: e tu, cosa scegli?

Immaginate che tutto quello che percepiamo sia il frutto di una realtà virtuale modellata da un esercito di macchine robotiche, con l’intento di tenere all’oscuro noi esseri umani su un’oggettiva verità immersa in una guerra senza frontiere contro la tecnologia che noi stessi abbiamo creato. Siamo proprio dei deficienti, vero? Beh, il cinema di fantascienza basa la sua ossatura sui deliri di onnipotenza/onniscienza degli uomini, col beffardo risultato che quest’ultimi diventano poi gli schiavi delle loro stesse creazioni, portando le società rappresentate in climi distopici. In situazioni del genere, l’unica ancora salvezza appare la riscrittura del futuro basata sull’annullamento del progresso, con l’obiettivo di ridare nuova linfa umanamente vitale a un domani che dev’essere in mano nostra e non nelle manacce di esseri alieni o robotici. Ma non sempre esistono macchine del tempo per ripensare ai propri sbagli, in certi casi occorre solo combattere, proprio come fa Neo nell’arco della trilogia di Matrix, che muove i suoi passi sulle basi narrative descritte all’inizio dell’articolo. Il protagonista compie la sua scelta di rimanere nell’orizzonte simulato per rispondere all’avanzata delle macchine già intente a distruggere il mondo nell’universo reale inizialmente celato all’eroe, che rinasce in un nuovo ordine di realtà e s’immerge in un mondo irrazionale in cui è possibile evitare proiettili, diventare più forti di Bruce Lee in mezzo secondo grazie a innesti neuro-informatici sul cervello, compiere sparatorie incredibili e tante altre azioni al cardiopalma che hanno sancito il successo strepitoso del franchise, in grado non soltanto di stabilire nuovi metri di paragone per il cinema fantascientifico di stampo prettamente action, ma anche di modellare una serie di influssi che hanno toccato da vicino anche altre arti mediali, come i videogiochi, per esempio, che dal nuovo millennio in poi hanno spesso riproposto la meccanica del rallentamento del tempo durante le sparatorie.

Matrix, per certi versi, ridisegna la formula classica dei film di fantascienza, in cui gli individui spesso sono elementi passivi che assistono impotenti allo scorrere degli eventi senza possibilità di redenzione etica, dalla quale scaturisce ogni disastro; Neo invece ha il potere di cambiare il corso degli avvenimenti, mettendo gli esseri umani di fronte alle proprie malefatte per poi tentare la strada della lotta, con l’obiettivo più grande di stabilire la pace, e soprattutto la presa di coscienza che lo sviluppo tecnologico/informatico, per quanto finalizzato a una migliore organizzazione delle nostre vite, può sfociare nel terrore se un’invenzione perde il controllo indotto. Ma è inutile piangere sul latte versato, dobbiamo solo imparare dai nostri errori e affrontarli di conseguenza, proprio come Neo e tutta la sua squadra: non importa se la missione pare impossibile, quando si è sull’orlo del baratro bisogna tentare di tutto, anche a costo di rinunciare a una vita appagante, per quanto eventualmente monotona.

La trilogia tocca una varietà di temi incalcolabili: religione, filosofia contemporanea, riflessione metacinematografica, rapporto tra distopia e utopia, così come tra realtà e finzione, sono soltanto i principali di una catena di tematiche che la serie attraversa nel corso della sua progressione, finemente realizzate anche allo scopo di allargare il franchise ad altri contesti mediali per incrementare il numero di pubblico coinvolto e allagare librerie, negozi di videogiochi/fumetti/giocattoli e tutti gli altri settori apparentemente separati dal cinema. Matrix, infatti, resta l’esempio transmediale per eccellenza, in cui la singola storia non si modella soltanto sui tre film nodali, ma anche su un paio di videogiochi, svariati corti animati e alcuni fumetti che integrano la narrazione principale con vari elementi atti a dare una visione d’insieme sempre più completa su un mondo ricchissimo di contenuti, e di conseguenza anche pieno di appigli per eventuali allargamenti narrativi su settori d’intrattenimento diversi.

A distanza di oltre dieci anni dalla sua conclusione, Matrix riesce ancora a far parlare di sé e questo non soltanto perché ormai è rimasto impresso nella storia e nella mente degli spettatori, ma anche perché la sua onda non si è ancora abbattuta sulla riva… e potrebbe non farlo mai: gli elementi su cui snodare avventure secondarie che integrano o semplicemente allargano il complesso nucleo narrativo ce ne sono a bizzeffe. Attendiamo qualcuno che abbia la stessa immaginazione dei fratelli Wachowsky.

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Matteo Genovesi

Matteo Genovesi

Nato nel 1989 e cresciuto con pane, cinema e videogiochi… il sottoscritto è sempre rimasto saldamente ancorato ai valori fanciulleschi nonostante la veneranda età di 25 anni lo stia chiamando a crescere sul serio. Ma il sottoscritto se ne frega della crescita e preferisce continuare a covare le sue passioni che aveva fin da bambino (specialmente la scrittura), conscio che un giorno o l’altro potrà dire a tutti i detrattori “visto che avevo ragione io?” :)

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