La macchina dei pensieri

Le notti de li Mazzemarill’: nel cuore del folk abruzzese

Hi konbanwa!

Una settimana fa mi è capitato di partecipare a una festa di paese a Città Sant’Angelo, un bellissimo borgo in provincia di Pescara che si erge sopra una collina e sovrasta, dall’alto, i paesi circostanti. La festa “Dall’Etna al Gran Sasso” è piuttosto celebre in paese, e rappresenta una sorta di gemellaggio di tradizioni, costumi e sapori tra Città Sant’Angelo e Nicolosi: ogni anno le strade del borgo si animano di mercatini, artisti di strada, musicisti e quant’altro e la bellezza e l’incanto delle notti estive alla luce dalle luminarie rende tutto più bello. Ma più che della festa in sé voglio parlarvi di un evento a cui ho avuto modo di partecipare durante la manifestazione. Per le strade del rione Casale è stato allestito un percorso di rievocazione delle tradizioni folkloristiche dell’Ottocento, con figuranti in costume ed effetti speciali. La rievocazione aveva lo scopo di mostrare quella commistione tra sacro e profano, tra fede e superstizione, che ha animato e anima ancora oggi molti dei nostri splendidi borghi; ogni paese ha le proprie tradizioni, ma ripensate a ciò che le vostre nonne e bisnonne vi cantavano da piccoli, alle storie prima di addormentarvi ed ai modi di dire degli anziani: vedrete che, al di là delle varianti geografiche, molte figure sono ricorrenti.

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Photo credit: duepuntootto.it

Non è questo il luogo per mettersi a disquisire sul folklore, se avete voglia di approfondire l’argomento vi consiglio di leggere Lüthi e Propp oppure un’edizione integrale delle Fiabe dei fratelli Grimm. Vi basti sapere che, anche nel mondo ipertecnologico degli smartphone, dei selfie e dello streaming, da qualche parte un’anziana signora raccomanda ai nipotini di stare attenti alla Befana o di “cucirsi” l’occhio se ha un orzaiolo…

Eccovi una carrellata delle figure più significative, sicuramente troverete delle somiglianze con quanto vi è stato raccontato da piccoli:

  • Li mazzemarill’: fondamentalmente folletti, esserini dispettosi che popolavano i vicoli del borgo la sera importunando le belle donne e punzecchiando i ragazzi, solitamente armati di piccole clave per beffarsi degli sventurati paesani. Riconoscibili per il tipico cappello rosso a punta e l’indole burlona…
  • Li mahar’: ovvero le “megere”, tipiche matrone di paese che dispensavano intrugli di ogni tipo, da quello per il mal di stomaco a quello per il mal d’amore, e poi comandavano cinque paternostero regalavano un santino da mettere sotto il materasso come protezione…
  • Li pantàfich’: si può associare a una specie di Befana o comunque a una vecchia strega, si introduceva nelle case attraverso le cappe dei camini o direttamente dalla porta e si piazzava ai lati del letto dei malcapitati. Ci si accorgeva della loro presenza per il sonno discontinuo e disturbato da continui trasalimenti, ma potevano essere anche molto più pericolose, perché attratte dalle culle dei bambini (da qui il fenomeno delle “morti bianche” per cui, irrazionalmente, si incolpava una figura della fantasia non riuscendo a spiegare logicamente il fatto). Si allontanavano evitando di pulire il camino (e rischiando, però, la polmonite) o mettendo sulla porta di casa una scopa di saggina, così che li pantafich’si arrestassero a contarne le setole.
  • Li lup’ manner’: classica figura apparentemente normale ma che, al sorgere della luna piena, si trasformava in una bestia famelica… Quando qualcuno rimaneva incolume dall’incontro con il lupo mannaro, al mattino trovava la porta di casa segnata dai graffi delle sue unghie…
  • Le fate: di una bellezza quasi sovrannaturale, incontro raro e indimenticabile. Chi si trovava faccia a faccia con una fata rimaneva…semplicemente incantato!

Come potete vedere, la fantasia non è qualcosa di cui vergognarsi perché è parte integrante delle nostre tradizioni e, quindi, della nostra vita.

Da qualche parte, una pantàfica tramutata in gatto nero vi osserva leccandosi i baffi… Prestate ascolto alle voci dei folletti!

 

Sayonara!

 

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Aligiu Giafogli

Aligiu Giafogli

Hi konbanwa! Sono nata a Empoli nel 1992, da sempre ho un'immensa passione per la scrittura, la letteratura e l'arte (e anche per i maglioni invernali e i gatti neri e obesi, ma questa è un'altra storia). Sono una persona caotica, romantica, talvolta incoerente, e i miei molteplici interessi (lo vedrete, anzi: lo leggerete!) rispecchiano la mia personalità. Da gennaio 2015 mi sono trasferita dalla piccola e tranquilla Limite sull'Arno all'Abruzzo, dove a breve inizierò a frequentare la magistrale di Filologia moderna. Che altro dire di me? Ho una perenne e infinita wish list di esperienze da fare, libri da leggere, posti da visitare. Adoro tutto ciò che è bordeaux, le penne bic nere e gli anime, e il mio sogno nel cassetto è vedere l'aurora boreale mangiando una tazza di latte e cereali. Se m’incontrate per strada offritemi un ginseng... ma non portatemi mai a una bancarella di libri usati: potrebbe essere l'ultima cosa che fate.
Sayonara!

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