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L’arte nelle copertine degli album di Bjork

Da pochi giorni è uscito l’ultimo, attesissimo, album di Bjork Vulnicura: un’opera d’arte contemporanea in musica sulla sua vita privata della cantante e la difficile rottura con l’ex compagno Matthew Barney.

Quello che colpisce degli album di Bjork, oltre all’intensità della musica, al suo particolare timbro vocale, al suo continuo sperimentare, sono le cover, opere d’arte a tutti gli effetti. Per Vulnicura, l’artista opta per un’immagine simbolica e provocatoria: con chiari richiami alla Madonna dati dagli accessori dell’artista Make Takeda (utilizzati anche in alcuni live), la cantante mostra però sul petto, in verticale, una sorta di “ferita”… quella che sembra in tutto e per tutto a una vagina. Nell’album, Bjork declama la rabbia, il dolore, i sentimenti dovuti alla rottura con il compagno in maniera chiara e diretta; in questo album scopriamo la versione più intimista di Bjork e della sua vita, in un chiaro desiderio di mettersi a nudo.

bjork vespertine copertina album

Mentre nel lontano 2001 la cover di Vespertine è lo specchio della delicatezza e del romanticismo riservato fra Bjork e Barney. La foto la mostra con il famoso abito di cigno realizzato dallo stilista Marjan Pejoski, lo stesso che indossò alla premiazione degli Oscar dello stesso anno. Ossessionata dai cigni, l’artista ha voluto proporre nella cover del disco la particolarità di quest’animale, che secondo lei rappresenta una sorta di uccello invernale che richiama le atmosfere innevate, le stesse che ritroviamo nell’album.

bjork biophilia copertina album

Nel 2011 uscì l’album Biophilia che non riscosse un enorme successo, probabilmente perché concettualmente molto complesso, ma covava al suo interno un progetto molto interessante, costellato (ed è proprio il caso di dirlo) da piccole, geniali, trovate come la app scaricabile su Android e Apple. La copertina dell’album raffigura la cantante con una vistosa parrucca in versione “madre terra”, collante degli elementi universali illustrati dagli artisti e designer M/M Paris.

Andando a ritroso, una copertina che è difficile da dimenticare è quella di Medúlla del 2004. La cantante, in maschera e con uno sguardo da guerriera, vuole far emergere un sentimento arcano, un sangue antico che scorre in tutti noi da 5000 anni e che, oscuro, sopravvive di generazione in generazione; non è un caso che l’album dovesse chiamarsi “Ink”, appunto, inchiostro.

bjork homogenic copertina album

Nel 1997 Bjork affida se stessa nelle mani dello stilista Alexander McQueen che, su richiesta della cantante, la trasforma in una guerriera che “non deve combattere con le armi ma con l’amore”, evocazioni perfette delle canzoni contenenti nell’album Homogenic. Nella foto la percepiamo come una combattente, ma quasi impacciata e immobile a causa dell’acconciatura, del make up e del vestiario (comprese le scarpe, che non vediamo: alti zoccoli che non la facilitavano nel camminare).

bjork post copertina album

Infine, trovo di una bellezza strabiliante la copertina del secondo album Post del 1995. In queste tracce Bjork indaga la solitudine, la lontananza dalla famiglia e dagli amici: nella foto della copertina del disco, la cantante è circondata da immagini astratte di poster, persa nelle strade di Londra. Per i più, rappresenta la comunicazione tra l’artista e i suoi cari, per me l’apparenza ingannevole che ci circonda, lasciandoci in balia di colori e luci (di fumo e inganni) indipendentemente dal nostro più profondo stato d’animo.

 

[curiosità] L’album Vulnicura era atteso per marzo, ma la cantante è stata costretta a metterlo su iTunes già a fine gennaio perché leakato: il materiale è stato, infatti, prematuramente e illegalmente diffuso sul web. Si aspetta a breve anche l’uscita fisica del disco.

 

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Giulia Farsetti

Giulia Farsetti

Nata nel 1989, sono laureata in Cinema Musica e Teatro e attualmente mi divido fra le mie varie passioni: l’arte, il cinema, l’attualità e la scrittura. Ecco quindi la nascita di questo blog, che altro non è che un sublime connubio dei miei interessi.
Avrei gradito la presenza di un centinaio di cloni per diventare surfista, astronauta, venditrice di zucchero filato, lettrice professionista… La verità è che loro esistono, ma non siamo venuti ancora in contatto. Sto attendendo.

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