Un italiano a LondraVite dall'estero

L’arrivo nella City!

Here we are again!

Ci eravamo lasciati al gate dell’aeroporto di Pisa.

 

Salito su un aereo mezzo vuoto, presi (casualmente..) posto accanto a una ragazza, sola, più o meno della mia età. Capelli rossi, carina, con uno stile dark/punk interessante. A prima vista Inglese, cercai di richiamare alla memoria qualche frase da approccio, ma non ne venne niente di buono. Quindi, lasciai perdere e mi sistemai comodo.

Dopo un viaggio abbastanza noioso, atterrai all’aeroporto di Stansted. Presi i miei bagagli e corsi fuori diretto verso la fermata degli autobus. Volevo vedere la città! 

Sistemando le mie valigie nel bagagliaio dell’autobus, ritrovo la rossa dell’aereo. Da vero gentiluomo (…), la aiuto con il suo bagaglio e la scopro essere italiana. Molto bene. Ci sediamo vicino. Ragazza simpatica ed espansiva, Jessica, mi racconta di essere lì per andare a trovare un’amica. Chiacchierando, quasi mi dimentico di essere in viaggio verso Londra. Diciamo la verità: ci stavo provando di brutto. Fanculo il resto.

Era ormai passata circa un’ora dalla partenza, quando volgendo lo sguardo oltre il finestrino l’Olympic Stadium mi si parò davanti facendomi tornare in un attimo alla realtà. Quello che era un mero trasbordo tra l’aeroporto e la città, si trasformò in un mini giro turistico. Ecco, quindi l’Hubble Bubble Tower. La torre panoramica avvolta da quella struttura tubolare rossa, divenuta il simbolo delle Olimpiadi.  Passammo sotto al The Gherkin, il Cetriolo (anche se a me è sempre sembrato una supposta). Proseguendo verso il centro città, svoltammo in una strada, dove si vedeva, da lontano, il London Bridge. Subito dopo, la Torre di Londra, con i suoi vasti bastioni. I miei occhi brillavano!

Finalmente raggiungemmo la stazione di Liverpool street. Capolinea.

Scesi con la voglia di fare e di vedere. Di assaporare odori e suoni. Dovevo aspettare, però. Non era ancora il momento. Dovevo raggiungere l’ostello e lasciare i bagagli. Ci dirigemmo verso il Tube, la metro di Londra, dove comprai la Oyster card, tesserina fondamentale per utilizzare tutti i mezzi pubblici. Salutai Jessica, presi il suo numero e fissammo di rivederci il giorno dopo.

L’ostello si trovava nei pressi della fermata di Willsden Green, zona 2. Per chi non lo sapesse, la metro divide Londra in 9 differenti aree. Partendo dal centro, zona 1, queste aree si dipanano formando cerchi concentrici. Più ti allontani dal centro, più aumenta il prezzo del biglietto e la tariffa dell’abbonamento. Zona 2 è quindi un buon compromesso tra la distanza dal centro e la spesa.

Orientarsi nella metro fu molto semplice. Presi la Circle line direzione Baker street. Cambiai, quindi, per la Jubilee direzione Stanmore. Il viaggio in metro si rivelò interessante. Fu come vedere l’intero mondo pressato in una scatoletta di ferro. Nonostante la ressa e la fretta, trovai molti disposti ad aiutarmi con i bagagli e indicazioni. Mi aspettavo molto più menefreghismo da una metropoli come quella. Con il tempo sono arrivato a capire che il Tube è un mondo a parte. Un mezzo di trasporto che prescinde lo stato sociale. Ogni londinese sa che prima o poi vi salirà sopra. Consapevoli di questo, sembrano quasi fare gioco di squadra, per sopportare meglio le vicissitudini quotidiane.

Erano ormai le nove di sera quando finalmente arrivai in ostello. Palmers Lodge Hillsping. Grande, quasi tutto in legno, personale gentile e accomodante. Feci il check in e mi diressi verso la mia camera. Non essendo mai stato in un ostello, non mi andava di dormire subito in una camerata da 15/20 persone. Non mi sentivo ancora pronto. Fortunatamente avevano anche camere singole, doppie e quadruple. Prenotai quest’ultima. Entrando non trovai nessuno dentro. Probabilmente erano a mangiare o chissà dove. Sistemai le mie cose e mi distesi sul letto.

Ero stanco. Era stata una lunga giornata passata in viaggio, sballottato da una parte all’altra. Ero stanco, ma felice. Felice di essere arrivato tutto intero fino a sera. Felice di essere lì. Consapevole di aver avuto molto coraggio a partire. Coraggio che molti non hanno. Mi aspettavano, però, ancora molte sfide da affrontare. Ma, soprattutto, ero li da poche ore… E avevo già un appuntamento. Evvai, cazzo!

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Stefano Sannino

Stefano Sannino

Salve ragazzuoli!
Mi chiamo Stefano Sannino.
Nato e cresciuto nella ridente cittadina di Montelupo Fiorentino. Perdigiorno professionista. Studente Universitario in Biotecnologie nei ritagli di tempo. Sono qui per raccontarvi le mie (dis)avventure in giro per il mondo.
Stay tuned

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