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L’animale umanizzato: libri e arte

L’animale umanizzato è un concetto che ha sempre interessato gli uomini, dall’antichità fino alla Disney Pixar; Toby è un grassoccio maialino sapiente, che legge Shakespeare, percorre l’Europa nel ‘700, si laurea a Oxford e diventa un vero e proprio intellettuale. Il maialino di Russell Potter è un animale “passivo”, accetta con gratitudine le cure che di volta in volta gli sono rivolte, soprattutto dal bambino (e amico) Sam, che più volte lo salva dalla cattiveria degli esseri umani, che vedono nel maialino… un maialino, e non un sapiente conoscitore che risponde alle domande del pubblico pagante, durante le fiere che si svolgono in paese. Toby ha ormai raggiunto ciò che ha sempre desiderato: conoscenza, gli applausi e i complimenti del pubblico, gli ammiccamenti delle signore, diventando un intellettuale, un moralista e noioso incallito conoscitore di cose nuove, senza mai strafare, senza mai un amore o una curiosità per gli altri animali (perché visti sempre come rivali). Si capisce subito quando un libro diventa stereotipato per far da specchio alla società e questo, sicuramente, è uno di questi! Potter crea questo viaggio iniziatico che il maialino racconta proponendosi come animale delle favole e uomo al tempo stesso, in una (non)coscienza della sua esistenza, fra amicizia, rivali (e presunti tali) e bieca inettitudine in uno stato di gratitudine fine a se stessa.

Un altro animale sapiente è Firmino che, ultimo di una nidiata di topini nati nel micro-cosmo di una decadente libreria di Boston, rimane mal nutrito e malaticcio; solo, si avventura nella libreria, assaggiando i vari libri che ha intorno, diventando un avido lettore. Assaggia bocconi di questo e quel libro e solo allora capisce che un libro buono è anche un libro bello, impersonificandosi nei vari eroi che incontra mang…leggendo. Ma Firmino non s’identifica solo negli eroi letterari, ma diventa anche un uomo comune, con un animo, possiamo dire, umano: ha poca autostima nonostante le conoscenze acquisite (si esprime a citazioni di libri e film) e il linguaggio dell’autore Sam Savage rende la storia pesante, un po’ com’è la vita, no?! Il topo civilizzato, animaletto umanizzato, è il classico sognatore che spera in un futuro diverso, ma che non può attuarlo, lo spleen vigente per l’intera narrazione, in una valanga di aspettative, troppo spesso non concretate.

Un dato è certo, l’animale umanizzato, utilizzato per i più piccoli o per i più grandi, è sempre impiegato come allegoria, come metafora esemplificativa del mondo reale, di uno sguardo politico in un mondo paradossalmente irreale. In un pamphlet squisitamente politico, gli animali de La fattoria degli animali hanno una spiccata coscienza di sé e George Orwell identifica ognuno di loro con un personaggio storico in un momento particolare dell’Unione Sovietica (il romanzo, pronto nel 1943, è pubblicato nel 1945). Ed è proprio il regime stalinista quello che si cela nel romanzo di Orwell, intuendo che l’idea base dell’esperienza sovietica era principalmente che tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni uomini sono più uguali degli altri, cioè che la maggioranza assoluta vive in una condizione di miseria che non ha voluto (o potuto) concepire fino al momento del crollo sovietico.

strozzina

L’animale fatto uomo, o l’uomo che si fa animale (come ne Il signore delle mosche di William Golding) è un concetto che da sempre, inesorabilmente, affascina gli artisti (anche nella video-istallazione Mother Tongue dell’artista tedesca Chrischa Oswald, esposta a Firenze, è possibile notare un classico atteggiamento animale trasposto agli esseri umani), cercando di trovare somiglianze fisico-socio-culturali con la razza animale, arrivando a non scorgere nessuna differenza fra maiali e uomini, perché no, intenti a banchettare.

 

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Giulia Farsetti

Giulia Farsetti

Nata nel 1989, sono laureata in Cinema Musica e Teatro e attualmente mi divido fra le mie varie passioni: l’arte, il cinema, l’attualità e la scrittura. Ecco quindi la nascita di questo blog, che altro non è che un sublime connubio dei miei interessi.
Avrei gradito la presenza di un centinaio di cloni per diventare surfista, astronauta, venditrice di zucchero filato, lettrice professionista… La verità è che loro esistono, ma non siamo venuti ancora in contatto. Sto attendendo.

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