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Kurt Cobain, fra fotografie e fumetti

Ricorreva sabato 5 aprile l’anniversario della morte di Kurt Cobain, frontman indimenticabile dei Nirvana; il cantante, quel maledetto 5 aprile 1994, si sparò in testa con il suo fucile nella sua villa a Seattle. Nonostante la sua morte abbia destato e desti ancora moltissimi sospetti (sarà stato un omicidio?), ciò che più resta impressa nella mente è la voce roca, i testi profondi e strazianti, la musica inconfondibile di un gruppo entrato nella storia già prima della prevedibile prematura scomparsa di Cobain. Già, perché la vita di Kurt è sempre stata costellata da tristezza, solitudine e incertezze; forse l’unica via d’uscita (evidentemente no) è stata proprio la musica, prima di diventare il simbolo di ciò che odiava e non avrebbe mai voluto essere: un’icona.

Nel 1989 l’etichetta Sub Pop decise di organizzare un tour promozionale di alcuni gruppi e fra questi vi erano i Nirvana, che fecero tappa a Roma, nella formazione iniziale formata da Cobain, Novoselich e Chad Channing. Uno dei fondatori dell’etichetta, Bruce Pavitt, seguì incessantemente la band alla quale scattò numerose foto, adesso diventate parte del libro “In viaggio con in Nirvana. Il grunge in Europa.1989.”; a queste si accompagnano testi descrittivi dello stesso Pavitt, diventando un documento meraviglioso sulla nascita dei Nirvana, che, all’epoca, avevano appena pubblicato il primissimo album Bleach. Un diario, un reportage sul grunge e sulla nascita del mito dei Nirvana che vede, in quegli 8 giorni di tournée, sgretolare il gruppo (il batterista Channing sarà infatti sostituito da Dave Grohl) e guadagnarsi la stima e la fama di pubblico e critica. Forse fu proprio questa imminente popolarità a influire negativamente sul sensibile animo di Cobain, che non seppe mai gestire il suo essere icona, leader di un’intera generazione.

Quello che si evince, dai testi delle canzoni, dalla voce, dai reportage fotografici e interviste, dai numerosi libri e articoli, è che Cobain avesse un’indole pazzesca, carismatica e un animo gentile e riservato, fragile e malinconico; nella graphic novel “Nervermind” Andrea Paggiaro, in arte Tuono Pettinato, vuole far emergere proprio questo aspetto. Kurt Cobain è disegnato come un bambino, una persona, sensibile e sprizzante di energia, senza tralasciare quel lato contraddittorio, autodistruttivo che l’ha sempre accompagnato nel corso della vita; vive la propria quotidianità insieme all’amico immaginario Boddah, una figura che è sempre stata presente nella vita del musicista, destinatario della lettera d’addio.

Se nel libro di Pavitt si può ammirare l’inizio della fine, in quello di Tuono si può apprezzare l’indole dell’artista; due libri diversi, non da comparare, ma che aggiungono entrambi alla vastissima quantità di libri su Kurt qualcosa in più, forse.

 

I’m so happy | Cause today I found my friends | They’re in my head | I’m so ugly | But that’s ok, ‘cause so are you | We’ve broke our mirrors | Sunday morning | Is everyday for all I care | And I’m not scared | Light my candles | In a daze ‘cause I found God.

[Lithium – Nirvana]

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Giulia Farsetti

Giulia Farsetti

Nata nel 1989, sono laureata in Cinema Musica e Teatro e attualmente mi divido fra le mie varie passioni: l’arte, il cinema, l’attualità e la scrittura. Ecco quindi la nascita di questo blog, che altro non è che un sublime connubio dei miei interessi.
Avrei gradito la presenza di un centinaio di cloni per diventare surfista, astronauta, venditrice di zucchero filato, lettrice professionista… La verità è che loro esistono, ma non siamo venuti ancora in contatto. Sto attendendo.

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