Il Musicista IncazzatoMusica

IL CONCERTO – Parte 3

Il ritorno alla realtà.

In genere a me assale una tremenda depressione durante il viaggio di ritorno.

Percorriamo un passo per volta.

Il concerto è appena terminato, sei esaltato, sudato, sporco e puzzi come una fogna. La prima cosa da fare a questo punto è trovare col tuo gruppo uno spiazzo qualsiasi per posare il culo in terra, dato che sono quasi 10 ore che non hai il piacere di sederti. Ti prendi tutto il tempo per far ricircolare il sangue alle gambe, ti confronti con gli amici e con chiunque era lì con te poco fa. Fino a che, nemmeno a chiamarla, arriva la stanchezza. Tutta la fatica accumulata nella giornata ti piomba addosso come uno scoglio sul groppone e, in un modo o nell’altro, ti avvii con la ciurma verso il letto.

 

Si ok, questa è la versione tranquilla. Nella migliore delle ipotesi prima di andare a dormire tiri fuori degli zaini le bocce di birra e fai partire l’after hour, ma questa è un’altra storia, la parte più marcia, che al momento censuriamo.

 

Dormite quelle ore scarse nell’ostelletto di fortuna e, rifocillati a dovere, ripartite.

È proprio nel viaggio in macchina verso casa che si ha il picco massimo di depressione.

Più ti avvicini verso casa e più vorresti tornare indietro, un po’ come quando si tornava dalla gita durante il periodo scolastico.

La sera prima ti sei spremuto come un dentifricio, in poche ore hai espulso sensazioni enormi che durante la settimana difficilmente provi. Mettici poi tutta la stanchezza.

Inoltre, se all’andata ti sei fatto ventotto autogrill, a questo giro ve te ne fai quaranta, pur di allungare il tempo del rientro.

 

Una volta rincasato, ti pare passato un mese anziché due giorni e, oltre ai problemi e alla merda quotidiana che avevi temporaneamente lasciato a casa per goderti questa breve vacanza, sorridi del fatto che avrai da rinfacciare ai tanti che sono restati a casa di essersi persi un concerto da paura.

Bravi, sì.

 

Stay Rock.

Se ti sei perso la prima parte del concerto, il viaggio d’andata, clicca qui.

Se ti sei perso anche la seconda parte, cioè le ore del concerto vero e proprio, clicca qui.

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Simone Fantozzi

Simone Fantozzi

Nasco a Empoli nel lontano ’89. In adolescenza mi avvicino alla musica e, un bel giorno, mi convinco ad acquistare un basso che, nonostante sia mancino, comprai destrorso perché all’epoca non sapevo esistessero di entrambi i tipi.
Mi piace conoscere, ascoltare, sono un tipo curioso e fin troppo fantasioso; restando però con i piedi per terra.
Ho suonato in diverse band di vari generi, e ciò mi ha dato le basi per una buona cultura musicale tutt’ora in crescita (giusto pe’ esse modesti). Attualmente suono nei 32 Degrees, bazzicando nei locali della provincia di Firenze e dintorni. Partecipo al progetto per confrontarmi, criticare, essere criticato, e raccontare cose più o meno sensate dal mio informale punto di vista.

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