La macchina dei pensieri

Guida linguistica per i toscani in Abruzzo. Terzo step

Hi konbanwa! Eccoci al terzo step della Guida linguistica per toscani in Abruzzo. Questo è un post dedicato ai modi di dire più classici abruzzesi, ovvero le battute che imparerete subito, se non a proferire, sicuramente a pensare nella vostra testa (sci, na frec’!).

 

  • Uso di “stare” invece di essere. Questa è la prima “usanza” linguistica con cui si viene in contatto appena messo piede sul suolo abruzzese. Se siete a telefono con qualcuno che vuole sapere la posizione in cui vi trovate, anziché “dove sei?” l’abruzzese vi chiederà “ dove stai?”. Per coloro per cui, “dove stai?” significa anche “dove abiti?” la confusione è assicurata in men che non si dica (così per chi vi ascolta: l’imbarazzante attimo di silenzio durante il quale si ritraduce mentalmente non manca mai).
  • Abolizione del gerundio.Tratto tipico dell’Italia centro-meridionale: man mano che si scende attraverso la penisola, assistiamo alla scomparsa del gerundio usato per descrivere un’azione in corso di svolgimento (la famosa -ing form in inglese). Così, un innocente “che stai facendo?” si trasforma in “che stai a fa?”. La “regola” si applica a tutti i tipi di verbi, e riprende l’uso linguistico di troncare le parole alla prima sillaba (fare → fa).
  • Cussu, Cullu, Chissì. Tre forme di dimostrativo usate per riferirsi a “questa persona qui/ questo qui” (cussu o anche custù, di cui facilmente si individua la provenienza da “costui”), “quella persona/quello” (cullù, probabilmente originato da “colui”) e “quella persona” di sesso femminile (chissì e chistì, probabilmente derivati da “costei”). Frequenza altissima paragonabile al “gli è”
  • ‘Ngulo. È il tipico intercalare -giovanile- abruzzese, da evitare come la peste in ambienti formali. L’espressione non è necessariamente usata in modo offensivo, ma può essere usata per esprimere meraviglia o stupore. Particolarmente usata anche a mo’ d’insulto, sia serio sia burlesco, coniugando ‘ngulo con un membro della famiglia del diretto interessato (preferibilmente la mamma e la sorella):ngul’a mammt!

 ngul

  • A sort’ Tipica offesa, scherzosa e non, abruzzese. Si può usare con tutti i membri della famiglia, ma i più quotati sono sicuramente la sorella e la mamma, e si può trovare fuso nell’espressione “’Ngulammammt!” (vedi punto precedente). Il significato, chiaramente sconcio e diffamatorio, è quello del comune “tua sorella!”, cui si aggiungono morfologia e fonetica abruzzese.
  • Capì? Questo intercalare non ha nessuna caratteristica particolare o difficoltà di comprensione, e proprio per questo sarà una parola con cui avrete a che fare fin da subito, una delle prime che inizierete, se non a proferire, sicuramente a pensare nel vostro cervello. Provare per credere, capì?
  • Lo sapevate che gli abruzzesi hanno inventato l’antivirus? Ovviamente scherzo. Se avete imparato qualcosa da questi simpatici post sarà che la pronuncia di questa parola è in realtà è avàst, e anzi, la s è una sh. Per me che sono toscana, la traduzione più immediata di questo intercalare è simile a un “e vabbè” o qualunque altra espressione si usi per concludere un discorso i cui elementi siano sufficienti o abbiano già svolto la loro funzione. Al suo posto, si trova talvolta anche stapposto.
  • Stapposto. Più intuitivo del precedente, ha più o meno lo stesso utilizzo: “Hai lavato i panni?” “Sì” “Ok, stapposto!” → “Hai lavato i panni?” “Sì!” “Ok, perfetto”.
  • Tiretto. Niente di tipico ma, quando vi dicono “sta nel tiretto”, vi sfido a capire dove si trovi quel paio di forbici, o lo scotch, o qualunque cosa stiate cercando. Ad ogni modo, alla fine, la troverete nel cassetto.
  • Fregn’. Usato in modo entusiastico per descrivere qualcosa di nostro gradimento, equivalente di “figo” o, per toscani con la T maiuscola, di “ganzo” (o “togo” se avete cinque anni); in genere, il suo significato è quello di “figata”:Questa maglietta è figa” → “Questa maglietta è fregn’!”. Si può trovare anche per alludere agli organi genitali femminili ma è piuttosto volgare, viene, infatti, usato negli insulti, anche bonari, tra amici. Lascio immaginare a voi questo secondo uso…
  • Na frec‘. Il toscanismo che più si avvicina a questa espressione è “un monte”, o il recente “un botto”, che trova il suo corrispettivo italiano in “un sacco” (come in “mi piace un sacco!” →“mi piace na frec’!”). Tuttavia, così come il precedente, ha un valore secondario, e si può rendere in italiano come “col *piffero*!”, per mantenersi a espressioni eleganti.
  • Uso del patronimico. Nel rivolgersi a una persona che è nostra parente, anziché usare il suo nome o un diminutivo (amore, piccolo, ecc.), si esprime il tipo di parentela che abbiamo con lei. Mi spiego meglio? Se voglio dire a mio figlio di fare qualcosa, gli dirò “mammà!”, oppure ancora meglio “a mà!”. Il patronimico non toglie al parlante la possibilità di usare dei vezzeggiativi, che si possono, infatti, applicare al proprio nome; se vogliamo chiamare nostro nipote in modo affettuoso (ovvero nel senso di “nipotino”), diremo infatti “nonnì”, che sta per “nonnina/o”. Da quanto ha potuto sentire il mio orecchio da linguista, questa regola si applica solo ai genitori e ai nonni, e non vale tra fratelli e cugini né tra marito e moglie. Per gli altri gradi di parentela vale l’allocuzione tipica abruzzese con la preposizione del vocativo “a’ / o’ “ (step II). Fanno eccezione gli zii e le zie, che chiamano i propri nipoti “ la/lo zì!”.
  • Asse attrezzato. Questo è il modo in cui tra Montesilvano, Pescara e Chieti chiamano il raccordo autostradale. L’etimologia? Onestamente non ne ho la più pallida idea, ma sicuramente la prima volta che vi diranno “prenda l’asse attrezzato!” rimarrete basiti come me. Tranquilli, però! Questione di abitudine!

 

Con questo post si conclude la mia osservazione (anzi il mio ascolto) in questi primi mesi di convivenza con gli abruzzesi. Le diversità linguistiche dei nostri dialetti sono a mio avviso una delle cose più interessanti che la nostra cultura ci abbia mai dato, e stare a contatto con mondi leggermente diversi dal nostro non può che renderci intellettualmente e mentalmente più ricchi. Mi scuso con i veri abruzzesi se posso aver detto qualche castroneria, so benissimo quanto sia fastidioso sentir parlare del proprio dialetto in modo errato (quindi, in futuro, astenetevi dal provare ad aspirare le intervocaliche e dire “una coca cola fresca fresca con la cannuccia corta corta tutta colorata”, cari non toscani: tanto un vi riesce!)

 

Sayonara!

 

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Aligiu Giafogli

Aligiu Giafogli

Hi konbanwa! Sono nata a Empoli nel 1992, da sempre ho un'immensa passione per la scrittura, la letteratura e l'arte (e anche per i maglioni invernali e i gatti neri e obesi, ma questa è un'altra storia). Sono una persona caotica, romantica, talvolta incoerente, e i miei molteplici interessi (lo vedrete, anzi: lo leggerete!) rispecchiano la mia personalità. Da gennaio 2015 mi sono trasferita dalla piccola e tranquilla Limite sull'Arno all'Abruzzo, dove a breve inizierò a frequentare la magistrale di Filologia moderna. Che altro dire di me? Ho una perenne e infinita wish list di esperienze da fare, libri da leggere, posti da visitare. Adoro tutto ciò che è bordeaux, le penne bic nere e gli anime, e il mio sogno nel cassetto è vedere l'aurora boreale mangiando una tazza di latte e cereali. Se m’incontrate per strada offritemi un ginseng... ma non portatemi mai a una bancarella di libri usati: potrebbe essere l'ultima cosa che fate.
Sayonara!

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