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Dizionario dei luoghi comuni: la recensione

Hi konbanwa!

C’è chi ha fatto fortuna con l’altrui stupidità. Quello di cui voglio parlarvi in questo articolo è un libricino particolarmente simpatico di Gustave Flaubert, il Dizionario dei luoghi comuni. Il signor Flaubert, fin da piccolo, fu affascinato dalle sciocchezze, quelle adorabili bestialità che si sentono dire in continuazione (che le bionde sono stupide, ad esempio, o che la natura compensa in altri modi le persone di bassa statura) e che noi stessi non possiamo fare a meno di ripetere come pappagalli. E così, per tutta la sua vita, Flaubert raccolse una serie di luoghi comuni, dicerie, piccole ripetitive stupidaggini che circolavano nella società francese del suo tempo (e che Flaubert pensava appartenere unicamente a essa) in questo “stupidario”. Il Dizionario è esattamente ciò che sembra: un’elencazione di luoghi comuni, idee superate suddivise in ordine alfabetico e ogni voce riporta l’ambito e le varianti di utilizzo. È un piccolo classico minore sconosciuto ma di una fortissima attualità.

 

La cosa sconvolgente è che tutti i luoghi comuni, le idee cristallizzate e sterili racchiuse in questo libro sono cose che noi, un bel po’ di anni dopo la morte di Flaubert, continuiamo a dire. Alcune sono rimaste invariate da allora, altre hanno indossato una nuova veste, ma così come il pregiudizio era di moda a metà Ottocento, ancora oggi risiede sulle nostre bocche.

il dizionario di luoghi comuni flaubert libro recensione

 

Fin dalle prime pagine del Dizionario, fin da “ACHILLE: Aggiungere “dal piè veloce”; fa credere che si abbia letto Omero”, la nostra mente corre immediatamente a qualche episodio della nostra esperienza in cui abbiamo sentito dire da altri qualche stupidaggine simile (quante volte all’interrogazione di Epica avete sentito il professore dire “Achille piè veloce”? Insomma, lo abbiamo capito che era uno svelto!). E proprio in questo sta la forza di questo libro: il nostro amor proprio ci protegge, ci impedisce di vedere noi stessi dietro e dentro quegli stessi luoghi comuni. Eppure, tutti noi facciamo uso di questi motti più spesso di quanto pensiamo. Volete qualche esempio?

 

BAMBINI. Ostentare una tenerezza lirica verso di loro quando c’è gente.

GOBBI. Toccargli la gobba porta fortuna

BANDIERA NAZIONALE. La sua vista fa battere il cuore.

CALDO. Sempre insopportabile. Non si sopporta!

ILLEGGIBILE. Una ricetta medica deve esserlo – ogni firma idem. Una ricetta medica è efficace solo se illeggibile.

CANE. Ideale dell’ “amico dell’uomo”.

VECCHI. A proposito di un’inondazione, di un temporale eccetera, i vecchi del paese non ricordano di averne mai visti di simili.

REGALO. “Il regalo non è nulla, è il pensiero che conta”.

ECCEZIONE. Dire che “conferma la regola”; non azzardarsi a spiegare in che modo.

DEPUTATO. Inveire contro la Camera dei deputati. Troppi chiacchieroni alla camera. Non fanno niente.

LATINO. Lingua naturale dell’uomo.

INCUBO. Viene dallo stomaco.

DOMESTICI. Tutti ladri.

ESTERO. Infatuazione per tutto ciò che viene dall’estero: segno di spirito liberale.

 

il dizionario di luoghi comuni flaubert libro recensione

E Flaubert lo sapeva; sapeva di essere lui stesso un fervido divulgatore dello stupidario, proprio per questo non ha mai un’aria giudicante ma la sua voce emerge con ironia e un pizzico di amarezza.

 

Vorrei consigliare questo libello (tanto per restare in tema “luoghi comuni accademici”) a tutti perché, come i migliori CLASSICI (“si presume che si conoscano”), dopo una bella risata, vi farà fare una gran bella riflessione.

 

Sayonara!

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Aligiu Giafogli

Aligiu Giafogli

Hi konbanwa! Sono nata a Empoli nel 1992, da sempre ho un'immensa passione per la scrittura, la letteratura e l'arte (e anche per i maglioni invernali e i gatti neri e obesi, ma questa è un'altra storia). Sono una persona caotica, romantica, talvolta incoerente, e i miei molteplici interessi (lo vedrete, anzi: lo leggerete!) rispecchiano la mia personalità. Da gennaio 2015 mi sono trasferita dalla piccola e tranquilla Limite sull'Arno all'Abruzzo, dove a breve inizierò a frequentare la magistrale di Filologia moderna. Che altro dire di me? Ho una perenne e infinita wish list di esperienze da fare, libri da leggere, posti da visitare. Adoro tutto ciò che è bordeaux, le penne bic nere e gli anime, e il mio sogno nel cassetto è vedere l'aurora boreale mangiando una tazza di latte e cereali. Se m’incontrate per strada offritemi un ginseng... ma non portatemi mai a una bancarella di libri usati: potrebbe essere l'ultima cosa che fate.
Sayonara!

1 Commento

  1. Faust86
    28 luglio 2015 at 13:29 — Rispondi

    Interessante! Corro a prenderlo in libreria. Credo che i luoghi comuni “aiutano” perché ci fanno sentire “sicuri” dividendo persone ed eventi in categorie definite. Il canto dell’ignorante insomma 🙂 non vedo l’ora di farmi due risate ma come disse una mia amica “una persona intelligente non ha bisogno di ripetere delle frasi fatte” XD

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