La macchina dei pensieri

I cinque assiomi dello studente fuori-sede

Fuori-sede: un particolare tipo di studenti, sempre esistiti e che sempre esisteranno. Eppure, passa il tempo, ma gli studenti fuori-sede sono accomunati sempre dagli stessi problemi. In attesa del terzo step della Guida linguistica per i toscani in Abruzzo (qui il primo e qui il secondo), ecco riassunti in cinque punti gli impegni (teoricamente) improrogabili che accomunano e rendono ansiosi generazioni di fuori-sede di ogni epoca. Il post si avvale di una sicura valenza scientifica, verificata dalla sottoscritta nella sua esperienza in corso…

 

Le pulizie. Il problema delle faccende domestiche, ovvero quell’attività che ci vede armati di scopa, spray di varie tipologie e tuta da ginnastica XL è un’incombenza tipica dello studente fuori-sede, acuita nella sua drammaticità dall’arrivo (o dalla convivenza) di un coinquilino.

La lavatrice. Incombenza connessa al precedente punto, ma di un grado di ansia superiore: il mancato rispetto del presente dovere pone lo studente fuori-sede nelle imbarazzanti condizioni dell’ “oggi mi vesto random”, o peggio ancora, del conseguente “oggi non esco di casa”. Questo status può prolungarsi a tempo indefinito, fin quando non ci si decide a fare una lavatrice…

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Il rientro. Lo studente fuori-sede non sa se e quando potrà tornare a casa, ma si crogiola nell’attesa guardando spasmodicamente i prezzi e le promozioni di autobus, treni, battelli a vapore, pedalò… Insomma, di qualunque mezzo gli permetta di tornare per un breve periodo nella comodità della propria terra madre, servito, riverito e rimpinzato come un porcello.

Il WiFi. Questo punto non riguarda un obbligo, ma è comunque una delle costanti motivazioni ansiogene dello studente fuori-sede: perché non funziona? Perché è così lento? Chi diamine è quello ******* che mi sta rubando il WiFi?!

La spesa. Questo è il principale (e più pericoloso) motivo di ansia dello studente fuori-sede. Riempirsi lo stomaco è una necessità, ma il frigo non ha la facoltà di riempirsi da solo. Eppure, molti sono i fuori-sede che ancora sperano che, chiudendo gli occhi e recitando le parole giuste, la loro dispensa si trasformerà magicamente in una caverna delle meraviglie. Dal problema della spesa lo studente fuori-sede impara la duttilità, ovvero come ricavare una cena di quattro portate quando hai solo pane per toast, una mela e una cipolla rinsecchita…

 

E voi, vi riconoscete nel paradigma dello studente fuori-sede?

 

Sayonara!

 

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Aligiu Giafogli

Aligiu Giafogli

Hi konbanwa! Sono nata a Empoli nel 1992, da sempre ho un'immensa passione per la scrittura, la letteratura e l'arte (e anche per i maglioni invernali e i gatti neri e obesi, ma questa è un'altra storia). Sono una persona caotica, romantica, talvolta incoerente, e i miei molteplici interessi (lo vedrete, anzi: lo leggerete!) rispecchiano la mia personalità. Da gennaio 2015 mi sono trasferita dalla piccola e tranquilla Limite sull'Arno all'Abruzzo, dove a breve inizierò a frequentare la magistrale di Filologia moderna. Che altro dire di me? Ho una perenne e infinita wish list di esperienze da fare, libri da leggere, posti da visitare. Adoro tutto ciò che è bordeaux, le penne bic nere e gli anime, e il mio sogno nel cassetto è vedere l'aurora boreale mangiando una tazza di latte e cereali. Se m’incontrate per strada offritemi un ginseng... ma non portatemi mai a una bancarella di libri usati: potrebbe essere l'ultima cosa che fate.
Sayonara!

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