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Il castello errante di Howl parte II: tra bildungrsoman, steampunk e Lord Byron

 Hi konbanwa!

 

Rieccomi qui a parlare ancora una volta de Il castello errante di Howl. Nella prima parte di questo post ho cercato di raccontare a grandi linee la storia narrata nel film di animazione di Miyazaki. Adesso sono qui per mettere alcuni punti fermi su questo piccolo capolavoro perché secondo me c’è bisogno di parlarne sottolineando alcuni aspetti che spesso passano in secondo piano rispetto alle animazioni in sé per sé. Ma perché parlarne ancora?

 

Quando ero ancora un’ingenua fanciulla, i miei genitori mi regalarono la VHS (pensate voi che tempi!) de La città incantata, film di animazione giapponese liberamente ispirato al romanzo fantastico Il meraviglioso paese oltre la nebbia di Kashiwaba Sachiko, scritto e diretto da Hayao Miyazaki. Ricordo che su tutti i canali vedevo pubblicità di questo film e m’incuriosiva così tanto da chiederlo insistentemente ai miei. Quando finalmente la tanto sognata VHS uscì dall’incarto ed entrò nel videoregistratore, rimasi così sconvolta da non riuscire più a guardare quel film senza provare ansia (e, devo ammettere, ancora oggi non lo guardo mai volentieri). Fu così che decisi di mettere una croce sopra lo Studio Ghibli e il caro Miyazaki, nonostante le pubblicità dei suoi film continuassero a passare in TV e tutti mi dicessero: “Ma La città incantata è un capolavoro! Hai visto che animazioni spettacolari?”

 

Ebbene, dopo molto tempo, eccomi qui a demolire il mio pregiudizio sulla restante opera di Miyazaki (cioè tutta quella che non sia La città incantata). Si dà il caso, infatti, che mi sia riappacificata con il regista: dopo aver visto Principessa Mononoke e I racconti di Terramare, mi sono imbattuta in uno dei più famosi film di animazione di Studio Ghibli, di cui adesso mi metterò a tessere ampie lodi: Il castello errante di Howl.

 

Sì, lo so: è un film del 2004 e l’ho visto solo due sere fa. Sono una ritardataria, e allora? Eppure mi sembra necessario spendere due parole per raccontarvi la mia esperienza di neofita di Miyazaki (tra l’altro questo film è stato presentato in concorso alla 61° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dunque a maggior ragione è giusto parlarne).

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Per quanto riguarda la figura di Howl, mi ha ricordato po’ un moderno eroe byroniano, un Heatcliff dei nostri tempi che racchiude in sé forti sentimenti positivi e occulte ambizioni. Di personaggi simili ultimamente se ne vedono (e leggono) ben pochi: si, ok, in Tre metri sopra il cielo abbiamo un “bel tenebroso”, ma niente a che vedere col nostro stregone. Howl è un personaggio estremamente complesso, il cui animo è scisso tra aspetti contrastanti (così come, si può dire, l’animo di ognuno di noi!). È un personaggio “grigio”, per usare un termine caro al mio professore di inglese del liceo, né totalmente positivo né malvagio, ma ricco di sfumature e per questo imprevedibile e in grado di emozionare (e far innamorare Sophie).

 

Altro aspetto degno di nota, come in molti film di Miyazaki, anche nel Castello errante di Howl al centro della vicenda troviamo una giovane ragazza fuori dagli schemi (pensiamo, ad esempio, a Mononoke e alla stessa protagonista de La città incantata).

Oltre alle animazioni veramente eccezionali, ai giochi di colore suggestivi ed ai più piccoli, eccezionali dettagli di realizzazione, l’aspetto più interessante è a mio avviso la metamorfosi compiuta da Sophie nel corso del film. Da ragazza debole e insicura, infatti, la giovane si trasforma in una donna forte e consapevole, rafforzata dalla sua momentanea condizione di nonnina, che la spinge a essere pienamente se stessa senza più doversi preoccupare del suo aspetto “poco interessante”.

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L’altro dato interessante è lo stretto collegamento tra il micromondo di una semplice ragazza di paese e il suo coinvolgimento in una situazione storica drammatica; situazione tragica e incontrollabile, ma vissuta da Sophie con coraggio e forza d’animo impensabili all’inizio del film.

La ragazza di paese timida e introversa che cuciva cappelli e si reputava bruttina fa molta strada, fino a contribuire alla fine della guerra e alla conservazione di quel mondo.

Si potrebbe azzardare che, dietro una grande storia d’amore e un film d’animazione con i fiocchi, si nasconda una sorta di moderno Bildungsroman.

 

Quanti di noi, apparentemente banali ed estranei ai grandi eventi del mondo possono in realtà farne parte con un minuscolo ma significativo tassello? Molti di più di quanto pensiamo. I nostri sentimenti ci porteranno lontano, così, almeno, ci insegna Miyazaki… io, dopo aver visto Il castello errante di Howl, gli darei ascolto, e voi?

 

Sayonara!

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Aligiu Giafogli

Aligiu Giafogli

Hi konbanwa! Sono nata a Empoli nel 1992, da sempre ho un'immensa passione per la scrittura, la letteratura e l'arte (e anche per i maglioni invernali e i gatti neri e obesi, ma questa è un'altra storia). Sono una persona caotica, romantica, talvolta incoerente, e i miei molteplici interessi (lo vedrete, anzi: lo leggerete!) rispecchiano la mia personalità. Da gennaio 2015 mi sono trasferita dalla piccola e tranquilla Limite sull'Arno all'Abruzzo, dove a breve inizierò a frequentare la magistrale di Filologia moderna. Che altro dire di me? Ho una perenne e infinita wish list di esperienze da fare, libri da leggere, posti da visitare. Adoro tutto ciò che è bordeaux, le penne bic nere e gli anime, e il mio sogno nel cassetto è vedere l'aurora boreale mangiando una tazza di latte e cereali. Se m’incontrate per strada offritemi un ginseng... ma non portatemi mai a una bancarella di libri usati: potrebbe essere l'ultima cosa che fate.
Sayonara!

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