La macchina dei pensieri

Bye bye farina bianca: benvenuto integrale!

Hi konbanwa!

Da qualche mese sono stata “costretta” ad abbandonare il mio stile alimentare alla Super Size Me, e concentrarmi su una dieta più sana e meno complessa. Credo non sia una bugia dire che la maggior parte di noi, per pigrizia, stile di vita e cattive abitudini non ha un’alimentazione corretta. Lo dimostrano le allergie alimentari ed intolleranze che, oggi più che mai, saltano fuori ad un certo punto delle nostre vite. Quanti di voi hanno amici che “ sono intolleranti a…” , “ sono celiaci…”, ecc.?

Dato che la salute non è una moda ma una priorità, ho imparato che non è importante mettersi a dieta fin dalla nascita o mangiare tre carote a pranzo e due la sera, ma cercare di mantenere delle piccole, sane abitudini quotidiane.

Un esempio? Sostituire la farina bianca con quella integrale.

Perché?

La farina bianca, “nobile”, viene raffinata modificando le caratteristiche molecolari del prodotto naturale per renderlo più soffice, buono, croccante… quando immessa nel corpo, la farina bianca aumenta molto rapidamente l’ indice glicemico del sangue, producendo uno sbalzo glicemico irregolare e di breve durata che porta a lungo andare a intossicazione, diabete, obesità (oltretutto dà un continuo senso di non sazietà). Il grano duro è molto infiammante a livello dell’organismo, e poiché è quello più venduto è il più sottoposto a “manipolazione”.

kamut farina integrale mangiare sano

Tra l’altro, il grano di oggi non è quello di 150 anni fa: l’industria si è evoluta e con essa i metodi di coltivazione (senza contare che già la conformazione del suolo è diversa).

Le farine grezze non raffinate come segale, Khorasan(o grano k), grano saraceno, farro, quinoa, o quelle derivate da legumi, di per sé sono più adatte al nostro organismo: l’uomo fin dall’inizio dei tempi ha sempre mangiato prodotti simili (cereali,legumi, semi), perciò è fisiologicamente abituato a digerirli, e il corpo sa usare al meglio tutte le sostanze presenti al loro interno: oli essenziali, vitamine, sali minerali, ferro, danno anche un apporto glicemico bilanciato all’organismo.

Piccolo punto a sfavore: il costo di queste farine (che ultimamente stanno diventando di moda) è piuttosto elevato, ed è dovuto alla mancanza di un’alta produzione.

Attenzione a prodotti “misti”, leggete bene le percentuali e gli ingredienti di ciò che comprate! Spesso ciò che viene venduto come “integrale” è un miscuglio di farine integrali+bianche unite a valanghe di conservanti.

Un altro consiglio è quello, nei limiti del possibile, di preparare voi stessi prodotti farinacei, eliminando il lievito o usando quello “madre”. Sono più buoni, sapete cosa c’è dentro, e sono un buon espediente per iniziare a familiarizzare con i fornelli (per iniziare potete provare con delle semplici ma buonissime piadine di Khorasan).

Se non vi ho convinto provate voi stessi a mettere le mani in pasta, potreste scoprire un mondo di sapori (e benessere).

Sayonara!

 

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Aligiu Giafogli

Aligiu Giafogli

Hi konbanwa! Sono nata a Empoli nel 1992, da sempre ho un'immensa passione per la scrittura, la letteratura e l'arte (e anche per i maglioni invernali e i gatti neri e obesi, ma questa è un'altra storia). Sono una persona caotica, romantica, talvolta incoerente, e i miei molteplici interessi (lo vedrete, anzi: lo leggerete!) rispecchiano la mia personalità. Da gennaio 2015 mi sono trasferita dalla piccola e tranquilla Limite sull'Arno all'Abruzzo, dove a breve inizierò a frequentare la magistrale di Filologia moderna. Che altro dire di me? Ho una perenne e infinita wish list di esperienze da fare, libri da leggere, posti da visitare. Adoro tutto ciò che è bordeaux, le penne bic nere e gli anime, e il mio sogno nel cassetto è vedere l'aurora boreale mangiando una tazza di latte e cereali. Se m’incontrate per strada offritemi un ginseng... ma non portatemi mai a una bancarella di libri usati: potrebbe essere l'ultima cosa che fate.
Sayonara!

2 Commenti

  1. Patrizia
    8 ottobre 2015 at 14:57 — Rispondi

    Ciao, volevo correggere una piccola cosa del tuo articolo, e ti pregherei di correggerla, kamut è una marca registrata di una grande multinazionale, quindi al posto di scrivere kamut metti il nome reale del grano k da noi in Italia è coltivato in toscana, se non sbaglio. Grazie

    • 10 novembre 2015 at 0:23 — Rispondi

      Grazie della segnalazione Patrizia e scusa se abbiamo aggiornato l’articolo in ritardo, abbiamo avuto un periodo stra-impegnato.
      Continua a seguirci, mi raccomando, fa sempre piacere avere dei lettori cosi attenti e partecipi 🙂

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