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BREAKING BAD… bad… bad…

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Incuriosito dalle migliaia di parole entusiaste che circondano un serial di culto come quello di Breaking Bad, ho deciso di buttarmi nella visione, conscio del fatto che ne sarei potuto rimanerne dipendente come un cocainomane… ma la realtà spesso è diversa dai sogni e dalle aspettative. IMHO, ci sono 5 motivi solidi per cui l’alone di epicità che ha contraddistinto questo recente serial sia ingiustificato, figlio di una caccia inconscia all’illusione di buon intrattenimento, che pare aver perso ogni ragione di esistere se si guardano i numeri spropositati di ascolto che ha vantato una serie TV come questa, capace certamente di avere diversi pregi (regia, recitazione e reparto musicale su tutti), ma al contempo modulata lungo 5 grossolani problemi passati inosservati a critica e pubblico, probabilmente narcotizzati da un irrazionale fascino visivo.

 

1 – “Walt, che problemi hai?”. Walter White, un protagonista di mezza età, debole fisicamente, malato di cancro, con una vita dietro ai banchi di scuola avara di soddisfazioni, decide di creare droghe con Jess, un suo ex allievo, per garantire alla famiglia delle sicurezze economiche dopo la sua dipartita. Un incipit del genere tendenzialmente attira lo spettatore contemporaneo, affascinato da ogni storia basata su un personaggio ordinario calato in situazioni straordinarie: l’emblema dell’eroe improvvisato, insomma. BB vuole inserirsi proprio in questo filone, ma purtroppo il protagonista subisce un cambiamento radicale nell’arco di un battito di ciglia, dove (in particolare nell’episodio 6 della prima stagione) passa da padre premuroso a spietato giustiziere capace di tenere testa a criminali pericolosissimi. Bipolarismo? No, sarebbe stata l’unica spiegazione razionale per una trasformazione simile, ma la serie preferisce insistere sull’elemento della frequentazione ambientale come mera giustificazione di un cambiamento di personalità (o fuoriuscita del proprio lato oscuro per dirla meglio), tradendosi, però, dal momento che la cattiveria del protagonista sbuca fuori in un battibaleno, e non sia dunque legata a nessun discorso inerente alla dura convivenza con un mondo diverso dall’ordinario.

 

2 – “Restate fuori dal mio territorio… no ma, dici sul serio?!”. I problemi del personaggio di Walt non finiscono qui: egli è un ometto di mezza età che inizia a sfogare le sue frustrazioni in un ambiente in cui vince chi è più duro, più pazzo, più cattivo. Walt è costretto a diventare un duro per non farsi schiacciare da una brutta realtà e se a un livello caratteriale/intellettivo ci riesce, fallisce miseramente su un piano fisico, visto che una persona come lui non incuterebbe certo timore. Walt, a un certo punto della serie, abbandona la strategia dettata dalla sua maggiore intelligenza per finire preda di pulsioni aggressive nei confronti di chiunque gli sbarri la strada, iniziando quasi a prendersi gioco dei cattivi, ed è allucinante constatare che i criminali, nonostante siano più abituati a contesti sociali degradati, più numerosi e più grossi di lui, finiscono sempre per soccombere. Non mi si venga a dire che è un’opera di finzione; non mi si venga a dire che il protagonista non potrebbe morire subito; BB è una serie basata in un universo realistico (la sua accurata focalizzazione sull’aspetto scientifico lo dimostra), e in questo conteso, se un cinquantenne rachitico minaccia uno spacciatore di un quintale dicendogli di “restare fuori dal suo territorio”… beh, si potrebbe solo giocare a Shangai con le ossa del cinquantenne.

scena breaking bad walter white serie tv heisenberg

 

3 – “Incoerenza”. Ed eccoci al problema più madornale: BB mostra più volte incoerenze narrative pesanti nell’arco dei vari episodi, arrivando spesso a tradirsi con le sue mani e cancellando alcuni passaggi degni di merito per la loro ottima regia. Un caso esemplare è riscontrabile nel quinto episodio della prima serie, dove il senso profondo di una bellissima scena incentrata sul dialogo tra le due famiglie protagoniste si sgretola nella scena seguente, dove il protagonista prende una decisione in netta antitesi con quanto aveva esposto trenta secondi prima. Questo è solo uno dei tanti momenti controversi che non posso elencare per motivi di spazio… però permettetemi di parlare di Tuco, il pazzo criminale messicano che Walt incontra all’epilogo della prima stagione, talmente matto da uccidere un compagno a pugni solo perché quest’ultimo ha detto una frase innocua e priva di utilità, ma, allo stesso tempo, di non battere ciglio quando Walt gli distrugge il covo con un prodotto chimico esplosivo… IMHO, qualcosa non quadra.

 

4 – “Quando migliora?”. Il problema sopra esposto ci porta inevitabilmente a questo quarto punto, che evidenzia la presenza di una trama eccessivamente dilatata per troppo tempo, prevedibile in più occasioni e soprattutto con i punti di svolta rimandati di continuo: qualcuno potrebbe obiettare dicendo che in una serie TV il bello sia proprio questo, però BB ha una progressione lenta, tesa a illudere lo spettatore che il bello sia dietro l’angolo, quando in verità ogni colpo di scena è ben più lontano di ciò che potrebbe sembrare a prima vista. Il risultato è una struttura narrativa debole, che finisce quasi per prendersi gioco dello spettatore, illudendolo di essere di fronte a vari cambiamenti che però, a conti fatti, non modificano l’ossatura globale. Inoltre, la discutibile trama coglie spesso svariati cliché dai classici polizieschi, senza avere il coraggio di rischiare proponendo magari strutture narrative originali. Provate, per un attimo, a pensare di realizzare un film che in due ore e mezza o al massimo tre riassuma i punti focali dell’intera serie: sono sicuro che ci riuscireste senza sforzo.

 

5 – “Potenziale sprecato”. BB ha tanto da rimpiangere, soprattutto se pensiamo ad alcuni personaggi “secondari” che non trovano l’equilibrato spazio: Skyler è la moglie insopportabile che sbraita e inveisce contro tutti, la sua presenza risulta stucchevole fin dalla prima scena e la serie insiste troppo inutilmente sulle sue sfuriate; Hank è il classico comprimario simpaticone sul lavoro ma complessato personalmente, probabilmente destinato, come i più classici clichè del genere ci insegnano, a fare prima o poi una brutta fine, ma purtroppo la serie non approfondisce come meriterebbe il lato psicologico di questo curioso personaggio, preferendo insistere inutilmente su altre figure marginali.

 

Siamo alle conclusioni: personalmente non mi sono mai trovato allo stesso tempo deluso, triste e arrabbiato dopo la visione di un’opera di finzione. BB ha drogato valanghe di spettatori illudendoli di vedere un prodotto riuscito, nascondendo miracolosamente i suoi grossolani difetti all’interno di una struttura creata ad hoc per il pubblico contemporaneo, evidentemente esaltato dall’epopea di un protagonista con radici piantate nella realtà tangibile. IMHO, non ci siamo.

 

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Matteo Genovesi

Matteo Genovesi

Nato nel 1989 e cresciuto con pane, cinema e videogiochi… il sottoscritto è sempre rimasto saldamente ancorato ai valori fanciulleschi nonostante la veneranda età di 25 anni lo stia chiamando a crescere sul serio. Ma il sottoscritto se ne frega della crescita e preferisce continuare a covare le sue passioni che aveva fin da bambino (specialmente la scrittura), conscio che un giorno o l’altro potrà dire a tutti i detrattori “visto che avevo ragione io?” :)

6 Commenti

  1. 28 maggio 2015 at 16:51 — Rispondi

    Ciao,

    Ti potrei rispondere anche punto per punto perché son state dette molte imprecisioni, ma in linea generale non capisco come si possa addirittura arrivare a dire “personalmente non mi sono mai trovato allo stesso tempo deluso, triste e arrabbiato dopo la visione di un’opera di finzione”. Che possa avere i suoi difetti è fuor da ogni dubbio, ma giudicarla come la serie che più ti ha deluso, rattristito e arrabbiato? Mi pare la tipica frase di chi si vuol fare figo nel disprezzare un’opera giudicata eccellente da praticamente chiunque l’abbia vista.

    Riguardo alle grosse imprecisioni. Hank non approfondito. Cioè, eh? Nell’ultima stagione poi.

    Dici poi: “e in questo conteso, se un cinquantenne rachitico minaccia uno spacciatore di un quintale dicendogli di “restare fuori dal suo territorio”… beh, si potrebbe solo giocare a Shangai con le ossa del cinquantenne”

    Ma anche questa è una cavolata. A parte che in quella scena appare tutto meno che un 50enne rachitico, è palese che il tipo abbia paura dell’aura di questo presunto Heisenberg. Idem per Tuco. Paragoni la reazione che ha con un suo sottoposto del cavolo, rispetto ad un tipo che ha avuto le palle di andare da lui e fargli esplodere l’ufficio.

    • Matteo
      28 maggio 2015 at 21:33 — Rispondi

      Dunque, purtroppo il discorso sulla delusione/tristezza/rabbia è più che mai vero, e lo dico a malincuore, viste le alte aspettative che nutrivo per un serial come questo, senza tralasciare il tempo che ho investito per vedermelo. Hank poteva benissimo essere il vero protagonista di tutte le stagioni: l’ho trovato un personaggio sfaccettato, curioso, ma purtroppo la serie non gli conferisce la stessa attenzione rispetto a quanto fa con Walt, relegandolo “solo” a importante comprimario. Quanto agli atteggiamenti degli altri criminali nei confronti di Heisenberg, continuo a ripetere che ogni cosa mi è sembrata molto forzata: pensaci bene, se tu sei un criminale che ha un impero di droga e ti si presenta minaccioso un uomo di mezza età deciso a distruggerti il locale, lo lasci andare come se nulla fosse? Come fai a essere spaventato dal coraggio di un solo uomo quando hai un mezzo esercito a proteggerti? Purtroppo il tasso di veridicità crolla in tutte queste circostanze, perché Walt, essendo il protagonista, è come avvolto da un’aura protettiva che lo tiene ben al riparo da ogni pericolo, e di conseguenza anche tutte le situazioni studiate in teoria per fare stare lo spettatore in ansia per le sue sorti, finiscono col perdere mordente, visto che si avverte fin troppo l’impenetrabilità del protagonista. Chiudo dicendo, ancora una volta, che le cose sopra scritte fanno parte di una rubrica non a caso chiamata IMHO, quindi non sono da considerarsi come una recensione vera e propria, ma un semplice elenco di impressioni.

      • 29 maggio 2015 at 0:08 — Rispondi

        Intanto grazie della risposta. Il discorso dell’opinione… quasi tutto lo è nell’ambito delle recensioni, quindi dubito che possa essere un buono scudo 🙂

        Per Hank, davvero, mi pare una richiesta anche lecita eh, ma non capisco come possa essere considerato un difetto. È uno dei personaggi principali. Non può essere il protagonista perché altrimenti non sarebbe più stato Breaking Bad, che è appunto la storia di Walter White. Vedi Saul. Per renderlo protagonista hanno fatto uno spin-off.

        Riguardo a Tuco, vado un po’ a memoria, ma mi sembra di ricordare chiaramente che non è che semplicemente lo lascia andare, ma continua a farci affari e Walter con la trovata dell’esplosione guadagna il suo rispetto. Che è davvero tutt’altra cosa. Tutta la parte poi con Gus Fring addirittura vede Walter White lavorare inizialmente come suo sottoposto. Non voglio spoilerare il finale per chi non l’ha visto, ma lì cado tutto il castello dell’aura protettiva che dici.

        Insomma, una cosa è dire che rispetto al gigantesco hype ti aspettavi di più, un’altra è parlare esclusivamente di qualche “”””difetto”””” ignorando totalmente gli altri aspetti. I dialoghi, la sceneggiatura, la fotografia, la colonna sonora, le incredili prove attoriali di Cranston e Aaron! Come dicevo prima, mi pare una di quelle bocciature tipiche di chi vuole andare contro corrente per il gusto di farlo e non perché davvero ci son degli elementi per farlo.

  2. Matteo
    29 maggio 2015 at 15:00 — Rispondi

    ammetto ovviamente che la serie abbia anche molti pregi, però purtroppo l’interesse verso una qualsiasi opera di finzione non è vincolato solo a questioni artistiche: se vedo qualcosa in cui noto un’ottima regia di fondo, una eccellente interpretazione degli attori e magari un reparto musicale da ricordare, chiaramente mi fa piacere; però tutte queste cose non bastano per chiamare in causa il coinvolgimento emotivo, che passa da altri elementi meno strutturali e più profondi.
    Quanto a Breaking Bad, il discorso inerente a Hank è un potenziale sprecato perché il suo personaggio non riceve la valanga di attenzione che avrebbe meritato, resta sempre in cornice, quando in verità sarebbe dovuto essere lui il legittimo protagonista della storia. Ovviamente è una questione di scelte degli sceneggiatori, in cui non posso entrare in merito, ma a mio giudizio la stessa serie narrata dal punto di vista totalizzante di Hank sarebbe stata più allettante, soprattutto se si pensa al mistero che avrebbe circondato il nome di Heisenberg e la scoperta che c’era Walt dietro a tutto questo. Avremmo avuto tra le mani un prodotto con le stesse caratteristiche, che si sarebbe arricchito di una buona dose di thriller investigativo
    Quanto all’aura di protezione che difende Walt, non è un caso che le vere situazioni di pericolo arrivino proprio sul finale; per il resto, ogni volta che lotta per la vita, riesce sempre a cavarsela, e lo spettatore resta ben conscio che riuscirà sempre a salvarsi, visto che la serie si focalizza essenzialmente su di lui e lascia intendere che, in caso di una sua prematura morte, finirebbe tutto e non ci sarebbero i preuspposti per farla proseguire dal punto di vista degli altri personaggi, che, per quanto sfaccettati, non hanno mai quella giusta caratterizzazione che potrebbe chiamarli in causa come potenziali portatori dell’ossatora narrativa. Detto questo, assistere a un suo rapimento all’inizio della seconda stagione non mi può far stare in pena per ciò che succederà, perchè si sa che sino alla fine della quinta stagione non ci potrà mai essere una situazione di pericolo estremo in cui i personaggi vengano puniti duramente per i propri errori.

  3. 29 maggio 2015 at 15:14 — Rispondi

    @Matteo: Aridaje con Hank protagonista 😀 Ma se la serie parla di una persona che “breaking bad”, ovvero che diventa cattiva, ma non ti pare normale che il fulcro sia proprio la persona che diventa cattiva? 😀

    E l’altro punto dell’aura… scusa eh, ma mi puoi dire UNA serie in cui muore il protagonista prima della fine?

  4. Matteo
    29 maggio 2015 at 20:32 — Rispondi

    Alberto, un conto è un protagonista che non dovrebbe morire fino alla fine, un conto è un protagonista che diventa una sorta di supereroe da un giorno all’altro e quindi sembra sempre intoccabile nonostante la trama tenti di metterlo in situazioni di pericolo che (in teoria) dovrebbero causare ansia nello spettatore per le sue sorti.

    Poi considera che la morte, in qualasiasi forma seriale, non è mai definitiva, nel senso che grazie a dei flashback o altre strategie narrative si può benissimo ovviare a questo problema e far “sopravvivere” ancora i personaggi più importanti dopo una loro eventuale dipartita prima della fine di una serie. Ci sono vari esempi di questo in Lost, DragonBall o E.R. 😉

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